SUP a Nord Est

Qual’è il verbo che lega la parola SUP alla parola ferie? Viaggiare ovviamente!

Da quattro anni ho il piacere di vivere, almeno una volta all’anno, una terra fantastica: il Friuli-Venezia Giulia.

Adoro questa regione, così simile alle mie Marche per la varietà del territorio che quasi mi sento a casa; un luogo così ricco di arte, di storia, di persone cordiali, sapori, buon cibo e tanta, tantissima natura! Qui gli spot per fare SUP in tutte le sue specialità non mancano, senza dimenticare che questa regione ha la fortuna di confinare con paesi come Austria e Slovenia e si trova a poche ore di macchina dallo spettacolo delle spiagge della Croazia:  insomma, possiamo fare SUP ovunque!

Quindi, macchina carica di tavole e di entusiasmo, parto con Giulia, la mia ragazza (ig: asuna.93), direzione provincia di Udine, dove soggiorneremo da miei vecchi amici da tempo trasferitisi in Friuli.

Il meteo è dalla nostra parte, sole per tutti i 5 giorni del nostro tour.

Il primo giorno è di relax, pianifichiamo i dettagli del nostro viaggio e, dopo una sana cena, a base di trota in quel di Nimis, si va a dormire: notte a tutti.

È di nuovo giorno, 24°C ed un unico pensiero: andare in SUP. Così, dopo un’abbondante colazione si parte verso Trieste: direzione Baia di Sistiana. La giornata è limpida, non molti turisti, pochi nodi di grecale ad accompagnarci ed un mare completamente flat: gonfiamo rapidamente le nostre Ober Sup del team Horizon 36 e partiamo per un rilassante cruising. L’acqua è trasparente e gradevole e sin da subito veniamo accolti da centinaia di meduse Rhizostoma Pulmo che, con eleganza, compaiono e scompaiono improvvisamente attorno a noi come fossero fantasmi: che cosa fantastica queste creature. Puntando verso nord-ovest, alla nostra destra, ammiriamo le alte e frastagliate scogliere della Riserva naturale delle Falesie di Duino, che precipitano a picco sul mare, bianche e ricche di macchia mediterranea. Ci sentiamo a casa tanto questo luogo è così simile al nostro Monte Conero. Alla nostra sinistra si affaccia la sagoma dell’Istria, nostra prossima meta. Navighiamo verso la roccia della leggendaria Dama Bianca mentre sopra di noi troneggia con i suoi 2 km di lunghezza, il panoramico sentiero Rilke ed infine raggiungiamo la spiaggia sottostante il Castello di Duino dove ci crogioliamo al sole prima del ritorno. Un’abbondante mangiata a base di cevapcici (polpettine cilindriche di carne tipiche  della penisola balcanica) e si ritorna a casa accompagnati da un bel tramonto.

Giorno 3: è giunto il momento di svalicare i patrii confini, destinazione Slovenia. La Slovenia è uno dei territori più selvaggi d’Europa, il terzo paese dell’Unione con più foreste (60% del territorio), un bellissimo mondo totalmente verde di cui l’orso bruno è il re indiscusso. In questo paese si ha ancora la fortuna di vagare in sentieri di felci, faggi e abeti senza incontrare anima viva: la vera pace dei sensi. Inoltre la Slovenia è un paese di acque, l’acqua è ovunque! Da quella placida e piatta dei laghi alpini a quella tortuosa dei fiumi torrentizzi fino ai grandi balzi della miriade di cascate che ci sono. Arriviamo nella graziosa cittadina di Kobarid, che per noi italiani è sinonimo di disfatta, visto che si tratta di quella famosa Caporetto che nel 1917 fu teatro dell’avanzata austro-tedesca durante la Prima Guerra Mondiale. Iniziamo il nostro trekking puntando la foresta, armati della nostra Ober Sup Vertigo, una polivalente mini all-round inflatable (7,8′ e 8,5 kg!) ideale per questo tipo di attività. Superiamo il massiccio Ponte di Napoleone e osserviamo scorrere sotto di noi il fiume Soča (Isonzo) che, con le sue aque verdi-azzurre, è uno dei fiumi più belli d’Europa e, grazie alle sue rapide, cascatelle, strette gole e forre è il paradiso del rafting e del   canyoning. Superati dei pascoli ci inoltriamo in quello che è chiamato il “Sentiero di Smeraldo”: il verde domina! Il percorso scorre piacevole con il fiume che scorre sul fianco sinstro mentre trincee militari su quello destro ci ricordano di quanto possa essere stupida l’umanità. Superata una fantastica passerella sospesa sul fiume, proseguiamo il nostro cammino, attraversando il torrente Kozjak servendoci di ponticelli di pietra. Passo dopo passo, un boato di sottofondo si fa sempre più vicino e grande, e una volta giunti a delle passerelle di legno incastonate nella roccia, ci inchiniamo alla meraviglia della natura. Davanti a noi troneggia l’imponente cascata (Slap Kozjak) lasciandoci a bocca aperta. Nel suo decorso, la cascata ha scavato una specie di sala carsica sotterranea, il cui fondo è allagato da un laghetto d’acqua dal colore smeraldino. La colonna d’acqua cade per quindici metri offrendo uno scenario mozzafiato. Sotto lo sguardo stupito e perplesso di pochi turisti, gonfiamo la nostra tavola per toccare con mano tutta quella potenza: caliamo il nostro SUP e uno alla volta ci godiamo lo spettacolo, con un nuovo punto di vista, il nostro, diverso e sicuramente inedito visto che saremo stati i primi a metterci sotto quella bomba d’acqua. Fatte le foto di rito, è il momento di ritornare anche perché, la fame inizia a farsi sentire. Dopo un lauto pasto a base di capriolo e polenta fritta presso il rifugio Solarie, al confine sul monte Kolovrat, puntiamo a Cividale del Friuli (Cividât in friulano).

Fondata da Giulio Cesare e divenuta poi longobarda, questa piacevole cittadina è attraversata dal fiume Natisone con le suo acque pure e cristalline. Simbolo della città è il Ponte del Diavolo, costruito quasi sei secoli fa, che poggia su un macigno naturale nel letto del fiume, offrendo una vista scenografica sulla gola sottostante. Una suppata in questo luogo magico è d’obbligo e dopo qualche foto ricordo sotto le arcate del ponte è giunto il momento di ritornare a casa.

La tappa seguente del nostro tour di nord-est è l’estremità meridionale dell’Istria, nella piccola penisola di 5 km chiamata, in croato, Kamenjak (Capo Promontore), a sud di Pola e nei pressi della cittadina di Premantura, paesino di pescatori e contadini. Dopo tre orette di macchina e un ricco pranzo a base di specialità ittiche (la frittura di pesce più buona che abbia mai mangiato), ci inoltriamo per le strade sterrate del parco naturale che ci condurranno verso le insenature della penisola. Davanti a noi la meraviglia del mare di un indescrivibile color turchese che aspetta solo di essere solcato dalle nostre Ober Sup. Zero vento, 32°C: tuffiamoci in questo paradiso! La prima cosa di cui ti accorgi in questo bendidio naturalistico sono le numerose isolette che circondano Kamenjak. L’idea di isola, di un luogo protetto dal mare e raggiungibile solo navigando ci piace. Puntiamo la più vicina, Fenoliga, a 300 mt dalla costa, con la sua caratteristica forma ovale tagliata da un’insenatura. L’isolotto ha una sua importanza dal punto di vista paleontologico per la presenza di numerose impronte di dinosauro. L’acqua circostante è talmente trasparente da sembrare di galleggiare sul vetro. Con lo sguardo fissiamo l’adiacente isolotto di Porer con il suo caratteristico faro ma, con la fantasia, il nostro orizzonte vaga a ancora più a sud-est visto che in quella direzione, a “soli” 130 km c’è casa nostra: Ancona.

Navighiamo lungo la costa rocciosa di Mala Kolumbarica, ricca di innumerevoli  grotte e anfratti e, dopo aver scaricato l’adrenalina con innumerevoli tuffi da scogli alti 10 mt è il momento di tornare a casa, facendo prima sosta a Trieste. Concludiamo così il nostro viaggio, di oltre 1500 km, ricco di colori, esperienze e divertimento pensando già alla prossima vacanza.

Stay tuned with Horizon 36 and never stop exploring.

Jacopo Marconi (ig. Kimonz)